GESTIRE L’ACQUA IN UNA LOGICA DI PROSSIMITA’ TERRITORIALE

Esempio di Utopia Realistica nell’esperienza Maira SpA, attore sociale.

Questa mia conversazione, in quanto ingegnere da molti anni operativo nel settore della gestione dell’acqua, che ad un certo punto si è messo a studiare la sociologia, soprattutto la sociologia dello sviluppo locale, ritenendo di avere individuato un potenziale sociologico nella gestione idrica, si rivolge alla rappresentazione della prossimità territoriale come criterio che razionalmente e con determinazione dovrebbe, e potrebbe, ispirare politiche, scelte di intervento e metodologie organizzative in questo importante settore.

Un criterio che, direi inevitabilmente, si presenta utopistico soprattutto per quei deficit culturali e di reale impegno intellettuale e civico che purtroppo, uniti ad una scarsa propensione per l’innovazione, a tutti i livelli della scala gerarchico-territoriale, fanno prevalere interessi di potere ed economico-finanziari a scapito di un’assunzione di responsabilità sociale in capo tanto ai soggetti istituzionalmente preposti alla regolazione, in termini di pianificazione e di strutturazione delle normative, quanto agli operatori incaricati delle funzioni operative.

Tranne in pochi casi, e certamente mi sento di dire nel caso dell’esperienza Maira SpA, da me vissuta direttamente per circa quindici anni, nella quale la realtà della gestione di impresa, oltrettutto in totale autonomia finanziaria (in assenza di sovvenzioni), ha fatto sì che il necessario pragmatismo e realismo del fare – ispirato dalla visione innovativa della prossimità territoriale – riuscisse a prevalere sulla connotazione in partenza utopistica del progetto.

Maira Spa dunque soggetto imprenditoriale, e insieme attore sociale, sistema esperto nell’accezione positiva, come direbbe il sociologo Antony Giddens, mio massimo mentore nell’approccio alla sociologia applicata, in prospettiva di un realismo utopico contestualizzato in quella modernità radicalizzata che è in tutto e per tutto il nostro tempo.

Prospettiva, quella della “utopistica” prossimità territoriale, che mi piace vedere identificata nel marchio (no-profit) ACQUA FUTURO, che in effetti rappresenta l’idea di un corretto contatto tra l’acqua (e la sua gestione) e la terra (dove vivono uomini e paesaggi-ecosistemi) e una robusta visione e rotta strategica, rappresentata da un astro nel cielo notturno.

Pertanto, in cosa consiste la gestione dell’acqua?.

Essa consiste nell’azione di una pluralità e varietà di soggetti ascrivibili alle due categorie della regolazione, enti e uffici pubblici nazionali-regionali-provinciali, con le loro agenzie, i quali pianificano attraverso atti normativi ed effettuano i controlli, e della gestione operativa, imprese ed altre organizzazioni private o pubbliche che si rivolgono alla risorsa nel compito di erogare servizi, inclusi i servizi della tutela e valorizzazione paesaggistico-ambientale.

In un’ottica multi-obiettivo: approvvigionamento dell’acqua per l’uso umano e gestione delle acque residue urbane (l’idraulica municipale, il cosiddetto servizio idrico integrato) in prevalenza da parte di imprese a capitale pubblico, produzione di energia idroelettrica da parte di imprese private o pubbliche, approvvigionamento dell’acqua per l’agricoltura da parte di consorzi irrigui (aventi anche compiti di gestione del drenaggio su area vasta, dunque di bonifica), approvvigionamento dell’acqua per gli usi industriali quali il raffreddamento da parte direttamente degli operatori interessati, infine gestione dell’acqua (diciamo meglio: dei corpi idrici) per la fruizione paesaggistico-sociale e la protezione degli ecosistemi a connotazione idrica prevalente da parte di vari soggetti normalmente pubblici quali i parchi fluviali o direttamente gli enti locali (Comuni, Province o Città Metropolitane).

Soggetti regolatori e operatori che intervengono e si confrontano attraverso un quadro normativo in evoluzione, che riflette dinamiche di cambiamento delle esigenze, in generale delle sensibilità anch’esse in costante evoluzione all’interno delle comunità su scala regionale, nazionale ed europea, oltre che di modellazioni rispondenti alla necessità di adeguare politiche e pratiche gestionali alle determinanti esogene, come il cambiamento climatico o la variabile dell’approvvigionamento energetico.

Espressamente in tema di gestione della risorsa idrica e da questo punto di vista, vale la pena di richiamare quello che stato il percorso storico-normativo, italiano e in parte comunitario, che soprattutto ha accompagnato il progresso, nell’arco di trent’anni, da logiche di sfruttamento a logiche di qualità della stessa risorsa al fine dell’uso umano e dell’ambiente variamente connesso:

  • 1976, Legge Merli (L. 319): prima organica regolamentazione degli scarichi civili e diversi, Piani di Risanamento regionali, consortilità dei sistemi fognari e della depurazione delle acque reflue
  • primi anni ’80: varie norme circa i requisiti delle acque per l’uso umano, protezione delle aree interessate da impianti di prelievo di acque sotterranee sempre per l’uso umano;
  • 1989, Legge Difesa del Suolo (L. 183): bacini idrografici, istituzione delle Autorità di Bacino nazionali e regionali;
  • 1994, Legge Galli (L. 36): affermazione formale e definitiva della natura pubblica (demaniale) di tutte le acque, affermazione dell’obiettivo e principio della salvaguardia della risorsa idrica a tutela dei diritti delle generazioni future, istituzione degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), relativi enti di governo (“Autorità”) nella gestione del Servizio Idrico Integrato (“SII”) e visione industriale nella gestione di tale servizio segnatamente per quanto riguarda l’autonomia finanziaria tramite adeguate strategie tariffarie;
  • 1997, Legge Regionale Piemonte per il SII (LR. 13): esatta identificazione degli ATO;
  • 1991, Piano Direttore delle Risorse Idriche della Regione Piemonte: introduzione del principio di una gestione multi-obiettivo della risorsa idrica e varie strumentistiche normative e funzionali conseguenti, tra le quali il Dossier di Compatibilità Ambientale dei Prelievi, il Deflusso Minimo Vitale (DMV) oggi Deflusso Ecologico, l’attivazione del sistema di monitoraggio integrato regionale sulle risorse idriche (MARIUS – Monitoraggio Ambientale Risorse Idriche Utenze e Scarichi) e del Sistema Informativo sulle Risorse Idriche (SIRI);
  • 1999, Legge Regionale Piemonte per le Irrigazioni e Bonifiche (LR. 21): riorganizzazione dei consorzi di irrigazione e bonifica, sostanzialmente per un loro accorpamento in Comprensori per una migliore efficienza ed efficacia delle gestioni;
  • 1999, Decreto Ronchi (DLgs. 152): tutela della qualità per le acque superficiali e sotterranee;
  • 2000, WFD Water Framework Directive (Dir. 2000/60/CE): introduzione e sintesi di principi cardine nella gestione della risorsa idrica: sostenibilità ambientale, sostenibilità economico-finanziaria (cost recovery), gestione multi-obiettivo e integrazione degli usi, la “nostra” prossimità territoriale.
  • 2004, Piano di Tutela delle Acque della Regione Piemonte: assetto complessivo della risorsa idrica superficiale e sotterranea e della relativa gestione su scala regionale, in termini tecnico-scientifici, delle necessità di intervento, della sostenibilità economico-finanziaria e ambientale e dei modelli organizzativi, in particolare partenariali pubblico-privati (quale Maira SpA);
  • 2006, decreto legislativo di recepimento della WFD in Italia (DLgs. 152).

Del resto, anche l’attualità normativa si presenta in continuo movimento con l’evoluzione delle regole, sempre più stringenti, alle quali devono sottostare i prelievi, sia in termini di portate del rilascio ambientale sia, per quanto riguarda le istanze per nuove derivazioni, in termini di praticabilità o meno delle procedure autorizzative alla luce delle recenti direttive emanate dalle Autorità di bacino.

Così come avviene in sede europea, con una crescente attenzione normativa ai processi di rinaturalizzazione dei corpi idrici soggetti alle diverse utilizzazioni, sotto il profilo di un ritorno alle condizioni originarie idro-morfologiche e della biodiversità.

Venendo alla tesi della prossimità territoriale, diciamo subito che essa è una qualità particolare della gestione idrica, non specificatamente e formalmente richiesta dalle normative bensì lasciata alla sensibilità e visione strategica degli enti regolatori e degli operatori economici (imprese idroelettriche, consorzi di irrigazione…), motivata da tre presupposti fondamentali:

  • l’acqua è bene comune (demaniale, dello Stato, solo eventualmente concessa in uso);
  • l’acqua è elemento essenziale per la vita (umana e delle biocenosi animali e vegetali);
  • l’acqua è elemento radicato fisicamente ai territori dove scorre o si trova.

E’ dunque il fattore territoriale ad entrare in gioco, primariamente su scala locale, per cui:

  • il territorio è ambiente, ovvero paesaggio ed ecosistema, dal che la prossimità territoriale della gestione idrica è sostenibilità ambientale;
  • il territorio è comunità, dal che la prossimità territoriale della gestione idrica è ispirazione e finalizzazione sociologica;

ed ecco che l’intervento dell’attore assume il connotato di un’azione sociale, nei due aspetti di un’identica responsabilità verso l’ambiente e verso la comunità, entrambi come detto a scala locale.

In ciò la gestione della risorsa idrica incontra la sociologia applicata in termini di qualità dell’azione e responsabilità dell’attore sul piano, citando una parte della letteratura più autorevole in materia, dell’immaginazione sociologica (Mills, Coleman), del capitale sociale (Weber, Simmel) che si intende promuovere, di un approccio sistemico esperto fondato su fiducia e competenza nell’ambito della modernità radicalizzata (Giddens) e della società liquida (Bauman) in cui viviamo.

Strategia che infine va ben oltre la semplice ingegneria del consenso, quando si tratti di attivare progetti di infrastrutturazione per la valorizzazione della risorsa idrica, come nel caso di una diga, o di un nuovo impianto idroelettrico, o di un prelievo a scopo irriguo o industriale.

Di tutto questo, ovvero della prossimità territoriale nella gestione dell’acqua, ho scritto in alcune occasioni: nel mio libro “L’acqua, il futuro – Ispirazione sociologica e gestione dell’acqua, risorsa primaria” (2012), in “La Guida – Non solo canali…l’acqua si esprime anche in una dimensione sociale, anzi sociologica” (2023), in “Gruppo di Lavoro ITCOLD – Deflusso Ecologico in presenza di grandi invasi, Report finale e pubblicazione” (2013-2015), in “Fondazione Torino Musei – Catalogo Mostra Po Palazzo Madama, contributo”  (2024).

Ma soprattutto, per finire, il richiamo all’esperienza Maira SpA, società pubblico-privata, della quale sono stato amministratore delegato per diversi anni nei quindici in cui ho anche rappresentato la parte privata, durante i quali, in totale autonomia finanziaria, sono stati realizzati tre impianti idroelettrici nell’alta Valle Maira, i cui ritorni economici sono stati ribaltati in quota rilevante a favore di un’autentica strategia di prossimità territoriale, all’insegna di un’altissima sostenibilità ambientale delle opere realizzate e della loro gestione, e di un’incredibile serie di azioni destinate alla promozione socioeconomica su base locale, quali la costituzione della Fondazione Acceglio con le sue iniziative (culturali e non solo), la riqualificazione e messa in esercizio del Rifugio Campo Base, l’attivazione della filiera energetico-forestale, la realizzazione e gestione dell’infrastruttura per il servizio internet in media e alta Valle, e davvero tante tante altre, tuttora in buona salute ed efficaci, a beneficio del territorio e della sua comunità residente.

l’impianto idroelettrico Delle Fie Maurin, in pozzo
l’impianto idroelettrico Frere2
la filiera energetico-forestale

Carlo Malerba, ACQUA FUTURO

per Fondazione Acceglio, Passaggi di Vento, 2025

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