L’amministratore Carlo Malerba risponde alle critiche delle associazioni locali: “Impatto paesaggistico zero, massima sostenibilità e benefici reali per il territorio”. L’opera produrrà energia pulita per oltre 3.200 famiglie.
Buongiorno a chi mi legge…,
sono Carlo Malerba, presidente della Alpen 2.0 Srl, società titolare del progetto di un nuovo impianto idroelettrico denominato “Ciavanette”, da realizzarsi sul torrente Stura di Ala nel Comune di Balme, progetto nella fase finale del suo percorso autorizzativo in Città Metropolitana di Torino.
Sebbene non sia un frequentatore dei social, mi sono stati girati i messaggi, diramati attraverso la rete mediatica, a cura di “Valli di Lanzo in Verticale” e “Amici delle Valli di Lanzo”, messaggi che contestano il progetto promuovendo la disseminazione di opinioni che purtroppo, nella sostanza, (i) nei confronti dell’opinione pubblica, sono vera e propria disinformazione (ii) nei confronti degli Enti che intervengono con atti funzionali al percorso autorizzativo del progetto, mirano a mettere in soggezione gli Enti stessi nella speranza di un diniego.
Vediamo dunque come realmente stanno le cose.
1. Il progetto ebbe origine per volontà prima di un gruppo di balmesi e poi del Comune di Balme nel lontano 2012. Grossomodo con caratteristiche prestazionali come quelle del progetto attuale, in termini di salto e portata, dunque di potenza. Una particolarità importante: si prevedeva di realizzare la centrale non lontano dalla stazione di partenza dell’impianto di risalita sciistica, dunque con sottensione della cascata vicina all’abitato del capoluogo, mentre la presa era situata più a valle di quella prevista attualmente.
Al tempo, i costi di realizzazione dell’impianto e quelli relativi al canone demaniale e ai sovraccanoni erano nettamente inferiori agli attuali, e gli introiti da cessione dell’energia elettrica prodotta erano decisamente favorevoli per il regime degli incentivi, oggi non più disponibile, per cui il rendimento atteso dall’investimento era indubbiamente elevato.
Dopo di che, molti anni sono inesorabilmente trascorsi per via della complessità del percorso autorizzativo e soprattutto per la difficoltà rappresentata dalla ricerca di una soluzione praticabile circa la connessione di un nuovo impianto alla rete elettrica locale, insufficiente.
Nel frattempo, il progetto veniva preso in carico prima dalla Maira SpA, operativa nel Cuneese, esempio conclamato di società ad alta responsabilità sociale-territoriale, e infine dalla Alpen 2.0 Srl, figlie entrambe dello stesso disegno di impresa portato avanti dalla controllante Intecno Ingegneria e Tecnologia, improntato appunto ai valori combinati della capacità industriale e della sostenibilità ambientale e dello sviluppo locale.
2. Il progetto attuale prevede la realizzazione di un impianto idroelettrico ad acqua fluente, con presa in località Ciavanette (in uscita dal Pian della Mussa) e centrale di produzione con restituzione a monte della cascata vicina al capoluogo, la quale pertanto non subirà alcuna variazione nel suo regime di portata.
In quanto ad acqua fluente (senza bacino artificiale a monte della presa), l’impianto non genererà impulsi di portata (il cosiddetto hydropeaking, indubbiamente problematico per l’ecosistema fluviale).
Con una potenza installata di 3.800 kW, salto 360 m e portata media utilizzata 540 l/s e massima 1.900 l/s, l’impianto avrà una producibilità media annua attesa di 9,6 GWh (milioni di kWh) corrispondente al fabbisogno di 3.200-3.500 famiglie, a impronta carbonica zero nella fase di esercizio.
La macchina idraulica del gruppo principale turbina-alternatore sarà del tipo Pelton ad asse verticale di potenza 4.000 kW, unita ad un secondo gruppo simile ma di potenza inferiore (150 kW), operativo per le portate più ridotte, il tutto alloggiato con i diversi sistemi di governo della centrale in locale interrato, ad esclusione del trasformatore che si troverà in superficie per ragioni di sicurezza antincendio.
La condotta forzata, di diametro 1.000 mm, completamente interrata, avrà lunghezza 1.700 m.
L’opera di presa sarà costituita da griglia a raso sul fondo alveo, praticamente invisibile salvo le opere di stabilizzazione, realizzate in massi naturali.
Oltre alle citate componenti principali, l’impianto sarà dotato di tutti gli apparati necessari al suo perfetto funzionamento, in massima sicurezza, quali le diverse paratoie di regolazione, il dispositivo calibrato di rilascio del deflusso ecologico, il misuratore della portata derivata ecc..
3. L’impatto paesaggistico sarà zero, con l’intera condotta forzata interrata, un’opera di presa priva di manufatti in elevazione e visivamente leggera oltre che curata nell’esecuzione, un edificio centrale in prevalenza sotterraneo e progettato nella parte in elevazione all’insegna di un’impostazione architettonica di qualità per composizione di forme e dimensioni, materiali, colori.
L’impatto idrologico-ambientale, sia dal punto di vista dell’ecosistema fluviale sia nella connotazione paesaggistica, sarà fortunatamente non significativo, per via della riduzione del deflusso naturale in una conformazione di alveo stretto, dal fondo in elementi di pezzatura importante e soprattutto dal profilo longitudinale “a salti e buche” che idraulicamente rimarrà invariato.
4. Circa le critiche mosse nei confronti del progetto:
– stupisce, e dispiace, la “richiesta di aiuto” di residenti e villeggianti, tra i quali “canoisti” (alquanto improbabili, considerate le caratteristiche del corso d’acqua nel tratto di interesse), comprensibilmente amanti dei luoghi;
– non è vero, nel modo più assoluto, che l’intervento “devasterà l’area di Bogone” e il sentiero, considerato che le praterie, così come lo stesso sentiero, saranno perfettamente riportate allo stato ante operam, come avvenuto (a prova di visita sui luoghi, altamente consigliata) nell’esperienza citata dell’alta Valle Maira con i due impianti idroelettrici realizzati da Maira SpA nel Comune di Acceglio;
– non è vero che il primo tratto della condotta forzata o altri tratti “non saranno interrati”, essendo vero il contrario, perché anche tale primo tratto, in cui la condotta sarà addossata al versante, essa sarà inglobata in una struttura di riempimento artificiale ordita con micropali e tronchi di legno, al disopra della quale sarà aperto un nuovo percorso pedonale;
– …poca energia “pulita”…; circa la quantità di energia prodotta, essa è tutt’altro che modesta, se si considerano, a fronte dei 9,6 GWh/anno, tutti i vari parametri di equivalenza in termini di fabbisogni soddisfatti, CO2 evitata, combustibili fossili risparmiati, e anche la classe di producibilità dell’impianto nel PEAR Piano Energetico Ambientale della Regione Piemonte che definisce di Rilevanza Energetica Elevata gli impianti idroelettrici con capacità produttiva superiore a 8 GWh/anno; “pulita”…non si capisce il significato (ironico?) delle virgolette, considerato che un impianto idroelettrico non produce emissioni, né scorie;
– “in cambio di cosa?”…il ritorno a livello locale è più ampio e complesso, in quantità e qualità, rispetto all’insieme delle voci citate da “Valli di Lanzo in Verticale”, non solo nelle componenti monetarie in entrata alle casse dell’Amministrazione Comunale (sotto-quotate, nella critica mossa da VLV), ma anche per alcune opere di compensazione e pratiche gestionali (quelle riportate con gli inspiegabili punti esclamativi) e ancora di più per il particolare deprecato modello organizzativo delle esternalità attraverso la Fondazione, monetizzabile in circa 30.000 euro/anno e che costituisce una componente estremamente qualificante dei benefici territoriali dell’intervento, per una serie di ragioni che sono ben spiegate nella documentazione di progetto, come si suggerisce di ulteriormente riscontrare, con riferimento alla citata esperienza Maira SpA, accedendo al sito web “Fondazione Acceglio” originata dalla realizzazione del secondo impianto in Valle Maira;
– “raccolta firme”: no comment, quando si collezionano espressioni di dissenso prese da persone che sono all’oscuro della realtà delle cose e che, peggio, si tenta di condizionare dispiegando una sleale disinformazione;
– “dove c’è la panchina gigante…potrebbe esserci un’opera di presa…non lasciamo rovinare quel magnifico posto che è Balme”: surreale, di cosa si sta parlando?;
– “intervento destinato a lasciare segni pesanti sul versante della montagna”: nessun segno, neppure leggero, sul versante della montagna, e anche una cantierizzazione per quanto possibile rapida e improntata ad un’attenta progressione delle lavorazioni, in una razionale successione tra apertura delle zone operative e immediata ricucitura e riqualificazione delle stesse.
